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Colorno

Posted by on 24 luglio 2012

Storia

Il nome di Colorno compare per la prima volta in un documento del novembre 953 e in seguito in un atto del 1004, sottoscritto da “Albertus Caputlurniensis”, che concedeva alla chiesa locale un mulino posto sul canale Lorno proprietà del Vescovo di Parma. Il paese si trovava allora alla confluenza fra i torrenti Lorno e Parma. Il primo feudatario di Colorno fu quindi il Vescovo di Parma, che verso la metà del ’200 lo vendette al Comune di Parma, che lo acquistò per farne uno strategico avamposto che, fortificato a dovere, avrebbe efficacemente protetto Parma dagli attacchi provenienti da nord. Gli storici, infatti, ci ricordano che Colorno fu una delle poche città a resistere all’avanzata di Federico II nel 1247, giunto a Parma per punire il Comune per essere passato dalla parte guelfa. Essi infatti nella notte, si spinsero lungo il corso della Parma fino al campo nemico; fu proprio qui che ingombrarono il letto del torrente con terra e pezzi di legno: la Parma fece il resto, si ingrossò, esondò e sbaragliò il nemico. Ma i colornesi, tuttavia, furono anche sopraffatti più volte dalle forze della natura, e infatti fu proprio all’indomani di un pauroso incendio e dell’alluvione seguente, che Colorno venne ricostruito, questa volta però sul lato destro della Parma, intorno alla nuova fortificazione costruita da Azzo da Correggio nel 1337. Dopo essere stato dolorosamente e sanguinosamente feudo dei Terzi, Colorno venne dato nel 1458 da Francesco Sforza, Duca di Milano al nipote Roberto Sanseverino e rimase in possesso dei suoi discendenti fino al 1612, quando passò alla Camera Ducale di Parma retta dai Farnese, che vennero in possesso del nuovo Ducato di Parma e Piacenza creato da Papa Paolo III Farnese nel 1545.

Reggia Ducale

La famiglia Sanseverino contribuì all’espansione di Colorno prima con Roberto, che iniziò il progetto del giardino, poi con Barbara Sanseverino, che trasformerà questa residenza militare in un edificio signorile; importanti lavori di ristrutturazione, tra cui la trasformazione dei bastioni merlati in eleganti torri, chiamarono a corte famosi artisti ed architetti, tra i quali Ferdinando Galli Bibiena. Venne costruito l’Oratorio di San Liborio, la Longara, il Palazzo Bruciato (Villa ex Manfredi), la Torre delle Acque, l’Aranciaia, e l’Oratorio della Santissima Annunziata. Con la morte di Antonio Farnese la linea dinastica si estinse e il ducato passò nelle mani di Carlo III Borbone, figlio del Re di Spagna Filippo V e dell’ultima discendente della famiglia Elisabetta Farnese. Nel 1734 iniziò lo spoglio del Giardino e degli arredi del Palazzo che vennero trasferiti a Napoli. In quello stesso anno Colorno fu al centro della battaglia tra il fronte franco-piemontese e quello austriaco durante la guerra di successione polacca: l’esercito austriaco, forte di sessantamila uomini, si era spinto verso il Po, con il proposito di penetrare nei territori di Modena e di Parma per prendere i Franco-piemontesi alle spalle e costringerli alla ritirata. Il principe di Wurtemberg, trovandosi assente Mercy, ne aveva il comando, occupò di sorpresa Colorno, ma poco dopo fu costretto a ritirarsi dal sopraggiungere di Carlo Emanuele II. Con Filippo di Borbone, secondogenito di Elisabetta Farnese, e poi con suo figlio Ferdinando, Colorno divenne “la Versailles dei Duchi di Parma”, grazie anche all’intervento di artisti del calibro di Ennemond Alexandre Petitot. Con Filippo di Borbone venne costruita la Venaria e nel 1756 venne sistemata la viabilità del paese nell’altra parte del ponte della Piazza. La politica laica del Du Tillot, suo fidato ministro, portò alla soppressione dell’ordine dei Gesuiti che però tornarono nel 1798, istituendo un noviziato nell’attiguo convento, che nel 1794 avrebbe dovuto ospitare l’ospedale S. Mauro Abate ma che fu concesso alla congregazione che ebbe notevole influenza sulla corte. Notevole fu l’impronta data invece da Ferdinando: a lui si deve la sistemazione della Piazza con la demolizione delle case verso il torrente, la costruzione del Ponte di S. Giovanni, la ricostruzione delle chiese di S. Liborio e di S. Stefano, la costruzione del Casino e dell’Oratorio di Copermio, l’edificazione del Convento dei Domenicani. Sulla chiesa di san Liborio un medaglione bronzeo recante la scritta Jhwh in lettere ebraiche ricorda la grande devozione del Duca che favorì la conversione degli ebrei che, a Colorno, avevano un loro ghetto ed una sinagoga a lato della chiesa di Santa Margherita. Alla morte di Ferdinando il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla venne annesso alla Francia e nel 1807 il Palazzo di Colorno fu dichiarato “Palazzo Imperiale”. Dopo la morte di Napoleone il Congresso di Vienna assegnò il Ducato a Maria Luigia d’Austria, che pernottò a Colorno il 20 aprile 1816 prima di entrare come sovrana a Parma. Maria Luigia restaurò il Palazzo e trasformò il giardino. Alla sua morte (1847) tornarono i Borbone-Parma.

L’unificazione del Ducato al Regno d’Italia rappresentò l’inizio della decadenza del complesso monumentale del paese: arredi trasferiti o venduti, edifici pubblici ceduti a privati, boschi messi a coltivazione e la trasformazione del Palazzo e del Convento dei Domenicani in Ospedale Psichiatrico nel 1872. Negli ultimi vent’anni sono stati effettuati numerosi interventi di restauro: al Palazzo Ducale, alla chiesa di S. Liborio, alla chiesa di S. Stefano, alla chiesa di S. Margherita, all’ Aranciaia, al Mulino Ducale. Sono iniziati lavori all’Appartamento Nuovo di Ferdinando di Borbone, con il suo suggestivo osservatorio astronomico.

Palazzo Ducale

La rocca di Colorno fu costruita nel 1337 da Azzo da Correggio con lo scopo di difendere l’Oltrepò. Appartenne alle famiglie dei Correggio e dei Terzi e fra il XVI e il XVII secolo fu ristrutturata da Barbara Sanseverino che la trasformò in un palazzo e ne fece la sede di una raffinata corte e di una prestigiosa raccolta di dipinti di Tiziano, Correggio, Mantegna e Raffaello.

Dopo la confisca e la decapitazione della contessa Barbara Sanseverino ad opera del duca Ranuccio I il palazzo di Colorno passò nel 1612 ai Farnese. Ranuccio II su richiesta della moglie Margherita Violante di Savoia incominciò dei lavori di ristrutturazione ma l’attuale aspetto del palazzo è dovuto al figlio, Francesco Farnese e all’architetto Ferdinando Bibbiena.

Nel 1731, alla morte di Antonio Farnese, ultimo Duca di Parma, per discendenza materna il ducato passò a Carlo III di Borbone che trasferì a Napoli le collezioni e gli arredi del palazzo.

Nel 1749 il ducato passò a Filippo di Borbone, fratello di Carlo III e secondogenito di Elisabetta Farnese. Filippo affidò all’architetto Ennemond Alexandre Petitot il compito di ristrutturare il palazzo, vennero usate prevalentemente maestranze francesi per far sì che gli interni del palazzo somigliassero alla reggia di Versailles in onore della moglie di Filippo, Luisa Elisabetta, figlia prediletta di Luigi XV. L’aspetto esterno del palazzo non venne modificato se non per l’aggiunta dello scalone esterno. Probabilmente è in uno dei salotti ristrutturati da Petitot che nel 1757-58 il pittore Giuseppe Baldrighi ritrasse don Filippo con la moglie e i figli (Ritratto di don Filippo di Borbone e famiglia, Parma, Galleria Nazionale).

La reggia passò dunque a Ferdinando di Borbone, successore di Filippo, e a sua moglie Maria Amalia d’Asburgo, che però preferiva risiedere nel casino di caccia di Sala, lontana dal marito. Ferdinando, uomo molto religioso, fece ricostruire l’oratorio di corte di San Liborio, la cui facciata era inizialmente rivolta verso il palazzo. Egli fece inoltre costruire l’attiguo convento dei Domenicani direttamente collegato al suo appartamento privato da uno stretto corridoio. Nel suo appartamento privato venne inoltre realizzata una biblioteca con più di 6000 volumi, e un osservatorio astronomico.

Alla morte di Ferdinando il Ducato di Parma venne annesso da Napoleone alla Francia.

Il 28 novembre 1807 un decreto di Napoleone lo dichiarò “Palazzo Imperiale” e furono iniziati nuovi lavori di ristrutturazione. Dopo il Congresso di Vienna, il ducato fu assegnato alla moglie di Napoleone Maria Luigia d’Austria che ne fece una delle sue residenze preferite aggiungendo un ampio giardino all’inglese.

Dopo l’Unità d’Italia il palazzo venne ceduto dai Savoia al Demanio dello Stato italiano, e nel 1870 venne acquistato dalla provincia di Parma. Quasi tutto l’arredo mobile della reggia fu trasferito nei vari palazzi dei Savoia, tra cui il Quirinale a Roma, Palazzo Pitti a Firenze, il Palazzo reale di Torino e la Palazzina di caccia di Stupinigi. Sorte ancora peggiore hanno avuto il prezioso lampadario della Sala Grande e quello della sala della musica, che si trovano oggi all’estero presso la Wallace Collection di Londra. Dopo l’acquisto da parte della provincia il palazzo fu adibito a Ospedale Psichiatrico distruggendo il teatro di corte, per ricavarne dei locali.

Fortunatamente le sale artisticamente più importanti del palazzo poterono in gran parte salvarsi in quanto concesse in uso come abitazione per i dipendenti dell’ospedale. Dal 1915 fino alla seconda guerra mondiale in alcune stanze del piano nobile trovarono posto i primi pezzi raccolti da Glauco Lombardi e poi trasferiti a Parma nell’omonimo museo. Perfettamente integra è invece la chiesa di corte di San Liborio ed il suo organo Serassi che conta ben 2898 canne e viene utilizzato per concerti.

Il 23 dicembre 1999 con delibera, dalla Giunta Provinciale di Parma, il Palazzo Ducale viene rinominato in Reggia Ducale di Colorno.

Dal 2004, alcuni spazi del Palazzo Ducale di Colorno ospitano la sede di ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana. Rettore della Scuola è il Maestro Gualtiero Marchesi.

Nel 2012, l’edificio subisce dei danni a causa di due scosse sismiche avvenute il 25 e il 27 gennaio, rispettivamente di magnitudo 4.9 e 5.4.

Le sale

Le sale sono più di 400. La maggior parte sono senza mobili con pavimenti in marmo rosa e soffitti affrescati. Alle sale del piano nobile si accede tramite un grande scalone d’onore, collegato direttamente alla Galleria alla sala d’armi, ricavata da un ambiente in cui originariamente si trovava una cappella. Dalla galleria si può giungere all’interno della prima torretta affacciata verso il giardino, all’interno della quale si trova un salottino cinese. Da qui la vista può spaziare fino all’altra torre affacciata sulla piazza del paese, attraverso un cannocchiale prospettico costituito da ben 11 porte, poste tutte sulla stessa linea. Ci è possibile immaginare l’arredamento originario di queste sale, grazie a dei fotomontaggi realizzati da Glauco Lombardi creati utilizzando le foto degli arredi originali rintracciati nei vari palazzi dei Savoia.

La sala più ampia del palazzo è appunto la Sala Grande, il cui aspetto è il risultato dei lavori intrapresi dal Petitot di cui possediamo ancora i disegni originali. La sala divide la parte del palazzo destinata ai duchi da quella destinata alle duchesse, e per il fatto di occupare due piani della Reggia è un esempio di sala all’italiana. Possiamo ancora ammirarne la bellissima decorazione a stucco e il camino realizzato da Jean-Baptiste Boudard, mentre si sono persi gli specchi che ne ricoprivano in parte le pareti. Fino al 1848 vi era collocata la statua del Canova rappresentante Maria Luigia, oggi trasferita nel museo nazionale di Parma.

La seconda sala più ampia del palazzo è quella della musica, situata sul lato che affaccia il torrente e non ancora restaurata, mentre quella forse meglio conservata è la “sala della compagnia” alle cui pareti si trovava, nel 1861, la collezione di 16 ritratti a pastello eseguiti dal Liotard, oggi conservati presso la palazzina di caccia di Stupinigi.

I giardini

Il primo impianto dei giardini risale al 1480 ad opera di Roberto Sanseverino. All’epoca di Francesco Farnese risale la realizzazione, su progetto di Ferdinando Galli Bibiena, del “Grande Parco”, un misto fra giardino all’italiana e giardino alla francese profondo oltre quattro chilometri. Tra i vanti del giardino meritava molta attenzione la Grotta Incantata dotata di automi che si muovevano e rappresentavano scene di divinità mitologiche.

La ristrutturazione di Petitot adeguò il parco ai dettami della moda francese mentre Maria Luigia d’Austria lo trasformò nel 1816 in un giardino all’inglese.

Nell’epoca post-unitaria il parco ebbe un periodo di progressivo degrado e subì dei danni durante la seconda guerra mondiale. La fontana di Proserpina, dopo essere stata acquistata dalla famiglia dei Rothschild, si trova attualmente in Inghilterra nel parco di Waddesdon Manor, mentre la fontana del Trianon si trova al centro dell’isoletta del parco ducale di Parma, seppur mancante di molte delle statue che aveva originariamente. Altre statue provenienti dalla Reggia si trovano attualmente nel giardino del castello di Montechiarugolo.

Recentemente l’amministrazione provinciale di Parma ha provveduto alla ricostruzione storica del parco recuperando il fasto dell’architettura del periodo farnesiano ripristinando il parterre centrale, i giochi d’acqua e i berceaux laterali. È stato inoltre ricreato il laghetto.

Gastronomia

Nel Palazzo Ducale ha la propria sede l’ALMA, Scuola Internazionale di Cucina Italiana.

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