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Busseto

Posted by on 24 luglio 2012

Busseto è stata proclamata città da Carlo V nel 1533, antica capitale dello Stato Pallavicino, celebre soprattutto per avere tra le sue frazioni quella di Roncole Verdi che ha dato i natali, nel 1813, al compositore Giuseppe Verdi e in cui visse lo scrittore e giornalista Giovannino Guareschi.

Rocca Pallavicino

La Rocca fu edificata ai tempi di Adalberto Pallavicino, capostipite della famiglia, nel XI secolo circa; nella prima metà del duecento venne completamente riedificata da Oberto il Grande. La Rocca era circondata da un fossato e un ponte levatoio la collegava alla piazza; nel tempo, però, essa è stata distrutta e ricostruita più volte e ha quindi perso il ponte levatoio e parte delle mura di cinta. Nel 1857 fu ricostruita quasi per intero, in stile neogotico, dall’architetto Pier Luigi Montecchini. Della Rocca originale si è conservato il mastio, il torrione principale. Nel cortile dell’edificio è murata l’aquila imperiale in pietra dei Pallavicino. La Rocca, al cui interno si trova il Teatro Verdi, è ora il Palazzo Municipale, sede del Comune di Busseto.

Collegiata di San Bartolomeo Apostolo

La Collegiata di San Bartolomeo Apostolo è una chiesa di Busseto che sorge sui ruderi della preesistente chiesa di San Nicolò. L’edificazione della collegiata, consacrata a San Bartolomeo Apostolo, venne ebbe inizio nel 1437 su ordine di Orlando Pallavicino il Magnifico.

La facciata a salienti presenta decori in terracotta provenienti probabilmente dalla bottega di Jacopo de’ Stavolis di Polesine. Su uno dei pilastri della facciata è murata una lapide marmorea che commemora l’incontro avvenuto a Busseto tra Carlo V e Papa Paolo III nel 1543.

L’edificio consta di una navata centrale e due navate laterali. All’interno, l’immensa serie di dipinti che ornava la chiesa fu grattata nella prima metà del XVIII secolo per dare spazio a fregi e stucchi di gusto rocaille, solo un’immagine della Madonna col bambino si salvò. In epoca barocca il presbiterio venne sopraelevato, forse in vista della costruzione di una cripta mai realizzata. L’altare maggiore, in legno, di epoca settecentesca, presenta figure e intagli a finto bronzo ed è opera del cremonese Giovanni Battista Febbrari. Nella Collegiata sono, inoltre, conservati i tondi con i Misteri del Rosario di Vincenzo Campi e importanti affreschi raffiguranti Padri e Dottori della Chiesa di Michelangelo Anselmi.

Nel Tesoro della Collegiata spicca un Crocefisso d’argento, alto più di un metro, del 1524, opera dei fratelli De Gonzate; una Pace d’avorio della bottega degli Embriachi del XV secolo che reca scolpiti Cristo, la Madonna e San Giovanni ed infine splendidi corali miniati di Zeno Pegorari.

Villa Pallavicino

Villa Pallavicino (denominata anche Boffalora) è una costruzione di arte rinascimentale e sorge al di fuori delle antiche mura della città di Busseto. Al suo interno si trova il Museo Nazionale Giuseppe Verdi.

Non si ha la certezza sull’autore del progetto (probabilmente Bramante o Vignola) e i Pallavicino, che la acquistarono negli anni trenta del XVI secolo per farne una residenza estiva, non ne sono i committenti. Sorse, infatti, agli inizi del XVI secolo per volere di Matteo Marri. Certo è, però, che l’imperatore Carlo V d’Asburgo, nel 1533, prima di partire da Busseto, a cui aveva concesso il titolo di città per ricompensarne la fedeltà all’impero, si recò alla Villa e gli piacque a tal punto da richiederne un disegno per ricordo; la Villa infatti presenta una particolare pianta a scacchiera (che ricorda lo stemma dei signori di Busseto ove la scacchiera è simbolo di vittoria ottenuta, in petto all’aquila imperiale), composta da cinque ambienti indipendenti uniti tra loro da un unico corpo centrale che sovrasta un grande atrio, aperto ai quattro venti detto Boffalora. Si pensa che la particolare disposizione dei corpi di fabbrica avesse come scopo garantire un minimo di ventilazione anche nelle afose giornate estive[1]. La volta è interamente decorata da affreschi con delle immagini di divinità e delle grottesche raffiguranti intrecci di putti, sirene e tritoni con due code, scimmie ghignanti e uccelli multiformi. L’opera, il cui autore è presumibilmente lo stesso decoratore del salone degli stemmi del castello di Torrechiara, risale al settimo-ottavo decennio del XVI secolo. L’edificio, pur essendo circondato da un fossato, non fu creato per scopi di difesa e un tempo la balaustrata che circondava il Palazzo recava numerose statue.

Alla fine del XVII secolo Alessandro II Pallavicino ordina la ristrutturazione e l’innalzamento della villa, affidandone la direzione probabilmente ad Antonio Maria Bettoli, esecutore del palazzo Santa Fiora di Parma. La facciata, in stile classico, è alleggerita dallo slancio verticale dato dai bugnati che ritmano gli angoli, dai tagli orizzontali delle cornici marcapiano e dagli stucchi rococò eseguiti da Carlo Bossi sotto commissione del marchese Alessandro nel quarto decennio del XVIII secolo. Gli ambienti interni presentano soffitti a volta affrescati e stuccati da artisti che operarono per i Pallavicino nel XVIII secolo. A sud del palazzo nobile sorge l’edificio delle scuderie, con pianta a ferro di cavallo e ali rivolte verso la villa.

Museo nazionale Giuseppe Verdi

È stato inaugurato il 10 ottobre 2009 nel giorno del 196º anniversario della nascita di Giuseppe Verdi e propone un percorso storico basato sulle 27 opere del compositore che ebbe i natali a Busseto e che dominò, con i suoi lavori, la scena dell’opera lirica del XIX secolo.

Un museo del teatro e della musica di Verdi, aperto ad appassionati, studiosi, musicisti, musicologi, musicofili e visitatori di tutto il mondo.

In vista delle celebrazioni del 2013, del bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, il complesso di Villa Pallavicino sarà integrato con una serie di funzioni che faranno del museo un centro multidisciplinare per l’ascolto, l’apprendimento e la conoscenza dell’uomo, delle opere e del mito verdiano. Luogo di ascolto delle opere e dei grandi interpreti del passato e del presente attraverso la mediateca di Verdi, su supporto multimediale ma anche dal vivo in occasione di concerti ed eventi previsti per l’intero anno. Luogo di apprendimento attraverso gli spazi didattici per scuole, studenti di conservatorio e musicofili, ma anche luogo di studio e confronto per studiosi e musicologi attraverso seminari e convegni dedicati.

Il percorso espositivo:

Le 27 opere di Verdi sono rappresentate in un percorso storico con la riproduzione delle scenografie originali di Casa Ricordi e dei quadri dell’epoca (da Francesco Hayez a Giovanni Boldini), i tessuti pregiati dellʼ800, le musiche immortali, in unʼambiente di luci teatrali che trasmettono emozioni al visitatore e lo accompagnano in un percorso di atmosfere romantiche ideato dallo scenografo e regista Pier Luigi Pizzi. I leggii con i testi realizzati da Philippe Daverio, offrono una visione storica dell’epoca, dei fatti e dei personaggi che hanno influenzato Giuseppe Verdi nella creazione delle proprie opere.

Piazza Giuseppe Verdi

La piazza intitolata al Maestro mantiene tutt’oggi l’assetto quattrocentesco a pianta rettangolare ed è dominata dal monumento bronzeo dello scultore Luigi Secchi, del 1913, raffigurante il “Cigno di Busseto” che veglia sul paese, quietamente seduto su di uno scranno. Dalla Piazza è possibile ammirare importanti edifici tra cui la Rocca Pallavicino, la Chiesa Collegiata, Casa Barezzi e altre costruzioni dai caratteristici portici.

Palazzo Orlandi

Questa è la casa che Verdi acquistò nel 1845. Ha vissuto lì con Giuseppina Strepponi, non ancora sua moglie, dal 1849 al 1851.Verdi compose Luisa Miller, Stiffelio e Rigoletto, mentre vi abitavano.

Casa natale di Giuseppe Verdi

L’abitazione natale di Verdi si trova a Roncole Verdi, una frazione di Busseto, in provincia di Parma. si presenta – nella descrizione che ne ha fatto Giuseppe Barigazzi nel suo libro Verdi – La vita · Le opere, edito dalla Periodici San Paolo – come una casa povera, bassa e lunga, un po’ sghemba, attorniata tutt’intorno da una manciata di piccoli edifici e in cui è palpabile il senso di grama vita di quei tempi, l’impronta della fatica, della povertà dignitosa.

A piano terra vi era l’osteria-drogheria di Carlo Verdi e Luigia Uttini, casalinga e allo stesso tempo filatrice, genitori del futuro compositore, con le finestre barrate per alleggerire la cosiddetta tassa sull’aria, una delle mille gabelle che complicavano la vita, specie quella dei più poveri, in inizio Ottocento.

Nei locali destinati oggi ad abitazione dei custodi della casa-museo si trovava la cucina della vecchia osteria. Poco distante – protetti da un portone che sembra macerato da secoli di pioggia, nelle parole di Barigazzi – sono situati i locali che servivano da ricovero per il calesse, il cavallo, i maiali, le galline, il fieno, il forno, e la fornacella per il bucato.

Al primo piano, allo sbocco della scala, in una stanzetta chiusa dal tetto a spiovente, vi era il solaio; poco distante, la stanza dal soffitto basso e con travi a vista in cui Giuseppe Verdi venne alla luce il 10 ottobre 1813, giorno di domenica e festa del patrono locale, San Donnino. L’atto di nascita sarà registrato a Busseto, comune di riferimento.

A quel tempo, Roncole (allora Roncole di Busseto o, più semplicemente, Le Roncole) faceva parte del territorio di occupazione francese, fuori cioè dal territorio del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, ovvero il Dipartimento del Taro (dal nome del fiume che scendendo dall’Appennino confluisce nel Po) poi annesso al Regno d’Italia.

Carlo Verdi percorreva in calesse il breve tragitto che separava Roncole da Busseto, lungo una strada piatta e polverosa, tra campi di grano e distese di erba, per rifornirsi da Antonio Barezzi, grossista droghiere, mecenate e buon dilettante di musica (ma anche presidente della Filarmonica bussetana nonché padre della futura prima moglie di Verdi).

E sarà proprio questa amicizia a rivelarsi decisiva quando, ormai adolescente, Verdi sarà inviato a Busseto a studiare ancora presso religiosi. Sarà infatti Barezzi a metterlo in contatto con Ferdinando Provesi, direttore della scuola municipale di musica e organista della Collegiata, considerato colui che per primo ebbe consapevolezza dell’innato talento del grande compositore.

Lo stesso Barezzi – divenuto nel frattempo suocero di Verdi, che aveva sposato la figlia Margherita – risulterà decisivo nel trasferimento a Milano del suo pupillo e genero verso l’inizio di quella che sarebbe stata una sfolgorante carriera.

Casa Barezzi

Fra gli edifici che si affacciano sulla Piazza di Busseto, uno di questi è Casa Barezzi, dimora del suocero e mecenate di Giuseppe Verdi, Antonio Barezzi. Nel salone al primo piano il giovane Verdi diede le sue prime esibizioni pubbliche e continuò a frequentare la casa fino alla morte del suo benefattore. Al suo interno, sono custoditi un ottocentesco fortepiano viennese, il primo ritratto di Verdi ed uno a olio raffigurante Antonio Barezzi; sono, inoltre, esposte alcune lettere autografe del Maestro. Oggi Casa Barezzi è la sede dell’Associazione Culturale Artistica “Amici di Verdi” che ha curato i restauri degli ambienti interni nel 1979 e nel 1998. Dal 2001 nelle sale attigue allo storico Salone è allestita una ricca esposizione iconografica verdiana, oltre ad importanti oggetti e documenti legati alla vita del Maestro Verdi. È il luogo della prima formazione musicale ed affettiva del giovane Giuseppe Verdi. Lo storico salone, sede della Filarmonica Bussetana fondata da Antonio Barezzi, accolse le prime composizioni ed esibizioni pubbliche di Verdi studente e poi giovane maestro. Vide anche il sorgere dell’amore per Margherita, figlia del signor Antonio, che diverrà la prima moglie di Verdi. Le sale attigue ospitano oggi una vasta esposizione di cimeli verdiani, con lettere autografe, ritratti, documenti e manifesti.

Chiesa e Convento di S. Maria degli Angeli

La Chiesa di S. Maria degli Angeli sorse, assieme al Convento, fra il 1470 ed il 1474 in tradizionale forma tardogotica, tipica dello stato Pallavicino, con absidi poligonali ad imitazione della Chiesa Parrocchiale.

Fu eretta dai figli di Orlando Pallavicino il Magnifico, ovvero Giovanni Lodovico Pallavicino e Pallavicino Pallavicino.

L’anno successivo alla fine dei lavori i Frati Minori Osservanti ne presero possesso e nel 1480 vi si tenne già un Capitolo Provinciale dell’Ordine.

La Chiesa conserva intatte le austere forme gotiche, caratteristiche di molte costruzioni religiose dell’area emiliana e lombarda, con punti di stretto contatto con altre realizzazioni dei Pallavicino nella stessa Busseto, Cortemaggiore e Zibello.

Il portale si fregia di belle terracotte con disegni di cordoni intrecciati, fogli a nodi ben condotti e puttini con grappoli d’uva, fatte a stampo presumibilmente a Polesine nella fornace di Jacopo de’ Stavolis, su modelli di Rainaldo.

Sopra il portale, un bel affresco raffigurante la Vergine Assunta in cielo, in mezzo a tre Angeli ed i Santi Bernardino da Siena e Antonio da Padova. Fu ridipinto nel Marzo del 1952 dal pittore Mario Schiavi di Cremona.

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